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Questo servizio speciale è pubblicato sul numero 199 della rivista DM. A cura di Barbara Pianca. Foto di Francesco Rovere.

LA DISTANZA TRA LA PERFEZIONE E LA REALTÀ – di Renato La Cara

In Italia, Paese di barriere naturali e architettoniche, prendere un treno accessibile è una missione quasi impossibile, trovare fermate della metropolitana idonee al passaggio delle carrozzine risulta complicato, e ogni tanto ci sono anche casi di passeggeri con disabilità impossibilitati a prendere un aereo. Storie di ordinari diritti negati. Ma la situazione, dicono gli esperti, è cambiata in positivo rispetto a dieci anni fa. Questo è dovuto, aggiungono, a diversi fattori, come le campagne di sensibilizzazione delle associazioni delle persone con disabilità e alla perseveranza dei singoli cittadini che denunciano i casi di trasporti inaccessibili e fanno ricorso agli enti competenti. Fondamentali per migliorare la situazione sono state le leggi sul tema della mobilità accessibile per tutti, in particolare quelle approvate dall’Unione Europea, che impongono alti standard di qualità.

QUALI SONO I PROBLEMI?

Secondo Gabriele Favagrossa, esperto per conto di FISH (Federazione Italiana Superamento dell’Handicap), LEDHA (Lega per i diritti delle Persone con Disabilità) e AIAS (Associazione Italiana Assistenza Spastici) di trasporti e mobilità accessibile, «il trasporto aereo è l’isola più felice di tutte». Ci sono un buon livello di accessibilità e fruibilità in generale. «L’assistenza deve essere erogata in tutti gli scali, come da regolamento UE. Non ci risultano particolari lamentele sul servizio, i livelli in media sono soddisfacenti. Da un lato il passeggero si trova in aeroporti ormai diventati accessibili, mentre le difficoltà sono legate soprattutto al movimento nell’aereo e all’utilizzo del bagno. La criticità principale è rappresentata dai comportamenti di alcune compagnie aeree che ostacolano e che sono troppo restrittivi, ma non sono casi numerosi». Per il trasporto ferroviario il vero tema è quello della non accessibilità. «Il problema nasce – dice Favagrossa – dalle stazioni vecchie e dai treni obsoleti. Per le stazioni le difficoltà maggiori riguardano la loro ristrutturazione, il tempo necessario per ammodernarle e i costi ingenti per i lavori». I servizi di assistenza sono disponibili con un buon livello di qualità da RFI (Rete Ferroviaria Italiana) per conto di Trenitalia, nel circuito di assistenza costituito dalle Sale Blu presenti in 14 stazioni e aperte tutti i giorni dalle 6:45 alle 21:30. «Potrebbe essere migliorata la comunicazione alla clientela, soprattutto per le persone con disabilità che si recano in stazioni di piccole dimensioni. Spesso sono assenti avvisi sonori, segnali luminosi, montacarichi. Sappiamo – aggiunge Favagrossa – che le aziende dei treni stanno investendo sulla formazione specifica del personale a bordo ma ci sono casi segnalati dalle cronache che vedono ancora passeggeri impossibilitati a prendere il treno in sicurezza». Sul trasporto navale vale lo stesso discorso. «In prospettiva la situazione dovrebbe migliorare. È previsto il servizio di assistenza e non abbiamo lamentele particolari in questo settore. Bisogna migliorare la flotta rendendola più moderna e inclusiva». Infine, per quel che riguarda il trasporto pubblico locale, ci sono ancora troppe barriere, con strutture e mezzi vecchi e non accessibili per tutti. «Qui il tema cruciale – spiega l’esperto – sono le differenze tra linee di trasporto: alcune fermate sono accessibili e alcuni mezzi sono accessibili ma a volte la situazione cambia addirittura all’interno della stessa linea di tram e bus, creando una situazione di estremo disagio per l’utente. Anche la comunicazione da parte delle aziende del trasporto locale non è sempre chiara».

COSA MANCA DAL PUNTO DI VISTA LEGISLATIVO?

Secondo Favagrossa «ci sono diverse leggi che affrontano temi specifici del trasporto, ma non trattano in maniera organica il tema». «L’Unione Europea ha progressivamente introdotto nelle sue direttive indicazioni specifiche per consentire alle persone con disabilità l’accesso ai diversi sistemi di trasporto; treni (regolamento n.1371/2007), autobus (n.181/2011), navi (n.1177/2010) aereo (n.1107/2006)» aggiunge Carlo Giacobini, direttore del Centro per la documentazione legislativa UILDM e di HandyLex. I tratti comuni dei regolamenti sono relativi alle modalità d’organizzazione dei servizi e formazione del personale. Altro tratto comune, il riferimento a procedure di reclamo, controllo e autorità terze. In Italia i regolamenti sono recepiti e la vigilanza è attribuita all’Autorità di Regolazione dei Trasporti (ART), a parte sugli aerei la cui competenza è di Enac. «Tutti questi regolamenti UE si concentrano sulla qualità del servizio che viene erogato al passeggero» precisa Favagrossa. Quanto è garantito oggi il viaggiatore con disabilità? «La risposta più che mai è la classica: le norme ci sarebbero ma poi bisogna applicarle» afferma Giacobini.

PERCHÈ SERVE CONOSCERE I REGOLAMENTI SUL TRASPORTO?

Nel settore aereo c’è un regolamento specifico per passeggeri con mobilità ridotta, mentre per gli altri tre settori, ferroviario, navale e per il trasporto pubblico urbano ci sono dei riferimenti all’interno dei rispettivi regolamenti generali. Il concetto alla base di tutti è che nel momento in cui le aziende commissionano veicoli nuovi o realizzano nuove infrastrutture, devono essere accessibili. Per gli esperti il problema principale sono le infrastrutture e il parco mezzi troppo vecchio. Per le leggi europee il servizio erogato non deve essere discriminatorio, deve prevedere l’assistenza gratuita e il risarcimento degli ausili nel caso vengano danneggiati durante il trasporto, oltre alla creazione di una autorità di regolazione e controllo. «Questi organismi – aggiunge Favagrossa – sono importanti, anche se poco conosciuti, perché possono fare verifiche, ricerche, ispezioni, e sono anche i soggetti competenti a cui inoltrare i reclami. Le autorità possono esercitare un potere sanzionatorio». C’è però un grande limite nel regolamento sul trasporto con i bus perché si basa solo su tratte di oltre 250 chilometri. Inoltre non si parla nello specifico di tram e metropolitana. Per Favagrossa «è importante segnalare l’esistenza della legge 67/2006 contro le discriminazioni, strumento legislativo generico ma potente. È già stata utilizzata in più occasioni». Come funziona? La persona con disabilità si rivolge al tribunale ordinario sostenendo di essere stata discriminata. Il giudice ha il potere di obbligare l’azienda a rendere accessibile la linea in questione e far risarcire il passeggero danneggiato. «Il limite è che la causa che fai sulla legge n. 67 è molto circostanziata, deve rendere accessibile solo il tratto specifico di una precisa linea e non interviene su un’intera città» conclude.

QUALCHE DATO SULLE PROBLEMATICHE INDIVIDUATE

Contattato da DM, il direttore generale dell’Enac (Ente nazionale per l’aviazione civile) Alessio Quaranta ha riferito che «i passeggeri disabili e a ridotta mobilità assistiti nel 2017 sono stati 1.071.369 mentre nel 2018 sono stati 1.198.048, con un trend in crescita». La richiesta di assistenza deve avvenire preventivamente, almeno 48 ore prima della partenza. Secondo l’Enac in Italia la percentuale di passeggeri che non hanno richiesto anticipatamente l’assistenza nel 2018 è pari al 30%. «Il dato è ancora elevato e occorre un impegno ulteriore da parte di tutti i soggetti coinvolti (vettori, società di gestione, associazioni) affinché si diffondano la conoscenza e la consapevolezza dell’importanza della pre-notifica, elemento indispensabile per migliorare la qualità del servizio erogato ed evitare casi di negato imbarco». Quaranta aggiunge che l’Enac non riceve molti reclami relativi a disservizi legati all’assistenza, «poiché il servizio si attesta su livelli medi di qualità molto elevati». Quali sono i principali problemi riscontrati dalle ricerche effettuate? «I reclami ricevuti riguardano per lo più il danneggiamento delle sedie a rotelle o di altri ausili, complicazioni legate alle batterie delle sedie a rotelle, problemi legati al mancato rispetto delle procedure di pre-imbarco delle persone con disabilità da parte di alcune compagnie aeree e, in alcuni casi, si sono verificati casi di negato imbarco perché non era stata effettuata correttamente la procedura di richiesta dell’assistenza speciale». DM ha contattato anche RFI (Rete Ferroviaria Italiana) per ricevere maggiori informazioni anche sui dati sul trasporto ferroviario in Italia nelle tratte competenti ma non ha ricevuto a oggi risposta in merito.

LE ESPERIENZE DIRETTE- di Manuel Tartaglia

Giuseppe ha dovuto lasciare la provincia di Palermo per le sue carenze: «Fino a qualche anno fa era impensabile che a Termini Imerese una persona in carrozzina potesse muoversi coi mezzi pubblici. Ora vivo a Ladispoli, vicino Roma, e la situazione è migliore, anche se i problemi non mancano». Giuseppe spende buone parole per il sistema ferroviario: «Ogni anno prendo il treno per recarmi a Milano e a Venezia e devo dire che l’assistenza è impeccabile».

Nei confronti del trasporto urbano non raccogliamo giudizi altrettanto edificanti. A Roma sono tanti i passeggeri con disabilità che lamentano inefficienze: «Negli ultimi anni hanno sostituito molti autobus e alcuni sono molto buoni – ammette Lucia -. Il problema è che tante volte si fermano davanti a stalli dall’altezza sbagliata, occupati o in altri punti irraggiungibili, quindi siamo al paradosso in cui c’è un mezzo accessibile ma non è possibile usarlo». Non va meglio in metropolitana, come racconta Mara: «Non si sa mai se una stazione è accessibile o no; se l’ascensore funziona; se c’è l’addetto che fa funzionare il montascale. Ogni viaggio è una scommessa!». Dello stesso avviso è Michele: «Mi capita spesso di viaggiare per l’Italia e prenoto l’assistenza della ‘Sala Blu’ di Trenitalia, dove vengo ricevuto per poi essere accompagnato alla vettura grazie a un elevatore. Lo spazio nel vagone è adeguato, viaggio senza problemi, con la possibilità di rimanere in carrozzina o di sedermi su un sedile, e alla fine del tragitto c’è sempre qualche addetto pronto a farmi scendere dal treno e scortarmi all’uscita della stazione».

Elena e Maria Chiara sono due sorelle in carrozzina, note ai lettori del loro blog come Witty Wheels, i cui sforzi per attirare l’attenzione delle istituzioni sui temi della disabilità hanno dato vita a manifestazioni a carattere nazionale e numerosi articoli giornalistici: «Abbiamo affrontato diversi viaggi in aereo senza problemi – spiegano le blogger – però non c’è mai la sicurezza di viaggiare tranquilli, ogni volta è un’incognita perché dipende da che operatore ti trovi davanti. Ci sono ignoranza e disorganizzazione per quanto riguarda ad esempio le carrozzine elettriche e le batterie. Per tre volte abbiamo perso i voli, ma sappiamo che è un problema sistematico di chi usa carrozzine elettriche». Quali sono le maggiori criticità del trasporto aereo? «Sui mezzi non è prevista la possibilità di far salire le carrozzine. Il sistema di aggancio delle sedie a ruote ormai è utilizzato in tutti gli altri mezzi di trasporto, negli aerei ancora manca per volontà delle compagnie».

Impressioni confermate da Giulia Lamarca, altra celebrità del web con il suo blog My Travels: the Hard Truth. La giovane con paraplegia documenta con cliccatissimi resoconti i suoi viaggi nel mondo. «Il sistema aeroportuale italiano è uno dei migliori. Quello che è ancora deficitario sono le compagnie aeree. Le crew in cabina sono spesso impreparate. Non parliamo, poi, della progettazione e della gestione di sedile e bagni dell’aeromobile».

MUOVERSI NELLA NOSTRA CAPITALE

Mettiamo la lente di ingrandimento su una città. Abbiamo scelto di concentrarci sulla capitale d’Italia. Una metropoli a sé, che non è rappresentativa di nessun’altra, e che ha fatto una scelta particolare dovuta alle difficoltà generali che caratterizzano tutti i suoi mezzi pubblici.

Il fatto che Roma sia una città complessa non è un mistero. I bisogni di una popolazione numerosa ed eterogenea sono tanti, le risorse disponibili sono inadeguate. Secondo un rapporto presentato dall’Amministrazione Capitolina, quello di Roma è il territorio più popoloso d’Italia, con 4 milioni 300 mila residenti, di cui circa 2 milioni che si spostano dalla periferia alle aree interne, con tempi di percorrenza medi superiori ai 60 minuti. Le automobili censite nell’area metropolitana sono circa 2 milioni 700 mila, mentre i motocicli sono circa 400 mila. Esiste una rete di trasporto pubblico fatta di autobus, filobus, tram e metropolitana che presenta disservizi e non è in grado di coprire adeguatamente le esigenze di questa enorme mole di persone in movimento. In un contesto tanto complicato, per i cittadini romani con disabilità la situazione è tutt’altro che rosea. Ma sarebbe ingeneroso affermare che non siano state messe in atto dall’Amministrazione soluzioni per venire incontro alle loro esigenze. Al contrario di altre metropoli, che in genere concentrano gli sforzi nell’adeguare la rete di trasporto pubblico ai bisogni di tutti, Roma Capitale ha puntato a una strategia differente, dedicando ai cittadini con disabilità dei servizi appositi. La prima soluzione di questo tipo fu quella dei cosiddetti “buoni taxi”, risalenti agli ultimi anni del secolo scorso. Gli utenti disponevano di un budget mensile da spendere per viaggi in taxi convenzionati, ma all’epoca i taxi adattati erano un’utopia e la flotta di veicoli a disposizione era insufficiente. All’inizio degli anni Duemila fu introdotto il cosiddetto “trasporto a chiamata”: vennero messi a disposizione pulmini attrezzati con pedana e ganci. Negli anni, il servizio di trasporto a chiamata ha avuto alti e bassi, con frequenti cambi di gestione da parte delle ditte appaltatrici, ma di certo è cresciuto sia in termini di qualità che di quantità, con centinaia di veicoli. Attualmente il servizio di trasporto dedicato viene concesso a circa mille romani che si spostano per lavoro, studio, terapia e attività sociali. Fino a poco tempo fa – è di metà ottobre la notizia che non è stata rinnovata la convenzione con le ditte radio taxi – gli utenti potevano scegliere tra l’utilizzo del taxi, del pulmino o la ricezione di un budget mensile da spendere per il trasporto privato. Sono però ancora molti i cittadini romani che non beneficiano del servizio di trasporto comunale. Per smaltire la lunga lista d’attesa, nell’ultimo anno è stato pubblicato un nuovo bando con relativa graduatoria che, se da un lato ha permesso a nuovi utenti di ottenere il servizio, dall’altro ha provocato le ire di chi se l’è visto togliere.

C’È ANCHE IL TRASPORTO PRIVATO

Vista la poca affidabilità che spesso ispirano i servizi pubblici, sono tante le persone con disabilità che si affidano al trasporto privato per i propri spostamenti. Lo Stato viene loro incontro con una serie di concessioni (si pensi ai posti riservati per i veicoli di persone con invalidità), di permessi (la possibilità di circolare nelle zone a traffico limitato) e di agevolazioni fiscali per l’acquisto di mezzi di trasporto. Nella fattispecie, le persone con disabilità sensoriale, mentale, psichica e motoria hanno diritto alla detrazione Irpef del 19% della spesa – fino a 18.075,99 euro – sostenuta per l’acquisto del veicolo; l’Iva agevolata al 4% sull’acquisto; l’esenzione permanente dal pagamento del bollo auto; l’esenzione dell’imposta di trascrizione sui passaggi di proprietà (fonte: Agenzia delle Entrate). Non è necessario che il veicolo per il quale si chiedono agevolazioni fiscali sia effettivamente di proprietà del passeggero con disabilità. Se questi è fiscalmente a carico di un suo familiare, sarà quest’ultimo a usufruire delle agevolazioni. Va da sé che tali benefici siano concessi esclusivamente nei casi in cui i veicoli siano utilizzati prevalentemente per il trasporto della persona con disabilità. I benefici sono riferiti sia all’acquisto dei mezzi di trasporto (autoveicoli in grado di trasportare fino a nove persone, autocaravan con alcune eccezioni, motoveicoli a tre ruote) che al loro adattamento; sono quindi compresi, per esempio, le pedane per l’accesso al mezzo e gli ancoraggi per la messa in sicurezza dei passeggeri in carrozzina. Possono essere goduti non più di una volta ogni quattro anni, e sono relativi a non più di un veicolo per persona. Per i possessori di patenti speciali A, B e C, ovvero per le persone con disabilità permanente in grado di guidare, l’articolo 27 della legge 104 prevede che gli adattamenti dei loro veicoli siano a carico della Asl di appartenenza nella misura del 20%.

IN GIRO IN CARROZZINA, HANDBIKE ELETTRICO O CON LO SCOOTER. Un’app per orientarsi più facilmente

Un navigatore intelligente per una mobilità sicura e accessibile per le persone con disabilità. Si chiama Kimap ed è semplice da usare: l’utente sceglie il dispositivo per il mezzo che utilizza e imposta la destinazione desiderata. L’app ha la funzione di navigatore e indica il tragitto migliore in base ad accessibilità, tempo e distanza. Questo è possibile grazie all’innovativa tecnologia che sta dietro a Kimap, basata su algoritmi di intelligenza artificiale per i quali è stato depositato il brevetto da parte della startup fiorentina Kinoa. L’app, scaricabile gratis su Android e iOS, usa i dati prodotti sul posto dagli utenti e conta fruitori in Europa, Cina e Usa. Durante l’uso di Kimap vengono rilevati in modo automatico i dati dai sensori dello smartphone, permettendo di mappare ogni irregolarità e pendenza del terreno. Tutte le informazioni raccolte in tempo reale dagli utenti sono elaborate dal navigatore che impara a riconoscere i percorsi più semplici per una persona con disabilità. Utile per gli spostamenti in carrozzina, handbike elettrico e scooter.

Fonte: https://www.uildm.org/viaggiare-carrozzina-si-pu%C3%B2